La rapamicina agisce come inibitore del pathway cellulare di TOR (target of rapamycin), il quale gioca un ruolo importante nella traslazione delle informazioni di mRNA verso la sintesi proteica e inibisce i processi che portano verso la degradazione dei cataboliti cellulari.
Questo farmaco è stato già descritto per essere in grado di aumentare la vita nei lieviti, nella mosca da frutta e nei nematodi. “Questa è la prima vera dimostrazione che inibire mTOR può anche far aumentare la vita nei mammiferi”, è quanto sostiene Matt Kaeberlein, il patologo dell’Università di Washington, in Seattle, che non era comunque coinvolto in questo studio.
Kapahi, colui che scoprì nel 2004 il ruolo di TOR nel prolungamento della vita nella mosca da frutta, dice che gli studi di Harrison rappresentano una grande dimostrazione della validità dei modelli di invertebrati nello studio sull’invecchiamento e una via utile per effettuare ulteriori ricerche anti-aging per il trattamento degli umani.
Avendo la rapamicina già dimostrato questa capacità di allungare la vita, nei modelli di organismi invertebrati, minima è stata la sorpresa nel dimostrare che questo succedeva anche nei topi. Quello che invece è risultato veramente sorprendente è stato che questo effetto si è osservato solo se venivano trattati animali adulti – di almeno 600 giorni [equivalenti all’anzianità di 60 anni per un uomo].
Questi risultati della rapamicina sul pathway TOR possono suggerire molti quesiti, quesiti che al momento rimangono senza risposte.
Tuttavia l’effetto della rapamicina e le indicazioni che il pathway TOR sia importante nel prolungamento della vita dei mammiferi rappresenta un’importante indicazione su dove indirizzare i successivi sforzi per i trattamenti anti-aging.
Per saperne di più:
www.nature.com/
G.G.